Chiediamo asilo politico in massa

Compagni, dopo l’acuta analisi di Lorenzo a me non resta che parlare dei cioccolatini di Paolino o della squisita torta (la più buona che io abbia mai mangiato in vita mia) che è comparsa a un certo punto, ma chi l’ha fatta? che lo voglio sposare.

Poi, tra i più acuti e sensibili di noi, sono emerse proposte interessanti su come affrontare il drammatico (così ci sembrava prima dell’acuta analisi di Lorenzo) dopovoto.
La più gettonata proviene dall’area corsichese della banda e sarebbe la seguente, fate attenzione:
“Chiediamo asilo politico in massa par noi e le nostre famiglie alla Nuova Zelanda, che per clima e ambiente sia fisico che umano ci è sembrato il posto migliore del mondo (un amico di Giulio ha detto che è una figata).”
Continue reading →

Breve resoconto… di quel poco che ho capito

1991-02-pantigliateBreve resoconto… di quel poco che ho capito partecipando alla Grande Assemblea Plenaria di ieri sera.

Per cominciare abbiamo passato un’oretta e forse più a riepilogare ed esaminare il programma della sbandata, a partire dal giorno 30 giovedì, con l’accoglienza da parte dei referenti di ogni banda ospite, perchè ognuna ne avrà  almeno due, che faranno un po’ quel che gli pare, presumibilmente porteranno i bagagli all’alloggio, per poi confluire tutti quanti da qualche parte che ha a che vedere con Bakunin, forse a Pontelungo, o più probabilmente alla FAM alle 20,30, cena, varie e tutti a casa, o in fabbrica, a dormire.
Il Primo di maggio vedrà  il corteo cittadino noto con il nome di May Day Parade aperto dalla più grande e meravigliosa parata di bande che mai ebbe calcato le strade di questa parte di universo, suonando e accogliendo le moltitudini esitanti e portandole a schierarsi senza indugio dalla parte dei buoni, che siamo noi, contro i cattivi, che sono i potenti della terra e a condividere i nostri intenti socialdemocratici, con buona pace del papà  di Romeo. Scherzavo, i nostri intenti rivoluzionari, o almeno resistenti. Continue reading →

Zedda, il sindaco del Torchiera

1997 lorenzini 26 copiaIn quel periodo la stanza di Luigi era l’unica a essere quotidianamente piena di visite. Tanti del Torchiera lo andavano a trovare poi noi degli Ottoni, il sig. Alfredo; mancavano solo gli zingari e il pirata con vascello. Insomma c’era un via vai pazzesco che per un personaggio come Zedda non so che idea si fossero fatte le infermiere. E lui fino al giorno della sua morte ha ricevuto un sacco di attenzioni.
Continue reading →

Un concertino piuttosto divertente

Bastano dieci gradi in più e la vita prende tutt’altra piega, vero?

Cacchio, ieri sera sono venuto in bici chiacchierando con Maria, birretta, due o tre pezzi partigiani suonati male e in pochi (si raccomanda, soprattutto ai nuovi, di fare un controllo degli spartiti e delle tonalità  in vostro possesso, onde evitare spiacevoli inconvenienti tipo quello di ieri con Dalle belle città ), poi il tormentone della primavera in tanti a vari volumi, e infine, il nostro spiccato senso di ospitalità  e di rispetto ha prevalso, abbiamo smesso di suonare e seduti fuori, nel tepore serotino di questa tardiva bella stagione, abbiamo ascoltato in allegra compagnia un concertino piuttosto divertente.

Il ritorno, sempre in bici, sempre con Maria, cantando e chiacchierando nella notte tiepida, con poche macchine, che sembrava quasi di essere d’estate. A parte le palpebre pesanti di questa mattina direi che meglio di così non si potesse sperare.

Ci vediamo domenica, buona giornata a tutti.

1987 – il gasento

Non è stato mai importante quello che uno sapeva suonare, se era bravo o scarso, se sapeva leggere o meno la musica, era importante il sentimento che ci metteva o per essere più precisi il gasento.

Avere anima. Solo due cose erano fondamentali per entrare nella Banda: saper suonare l’Internazionale e Rosamunda.

Questo spiega, più che le parole, l’anima della Banda o meglio le due anime: quella politica e quella nazionalpopolare (nel senso più genuino del termine).

Riuscire a coniugare questi due aspetti è stata la forza di questa formazione. Il partecipare a momenti di lotta o rivendicazione senza dimenticarsi delle proprie origini, senza espropriarsi della componente godereccia.

Essere comunisti/anarchici non escludeva il momento di gioia del fare. Fare ciò che noi sapevamo fare, cioè suonare (a volte neanche quello!!!!).
Continue reading →

Luglio, agosto, settembre nero

Ciao, innanzitutto ringrazio la banda nel suo insieme ed i singoli componenti, uno ad uno, perchè finalmente abbiamo avuto il coraggio di affrontare un pezzo che avrebbe dovuto essere difficilissimo e che invece, affrontato con il dovuto spirito, si è rivelato abbondantemente alla nostra portata, anche se, ovviamente, ancora da perfezionare.

Io personalmente è da quando frequento la banda che avrei voluto suonare Luglio, Agosto, Settembre nero, degli Area, e adesso che l’abbiamo fatta non ha più scopo la mia presenza tra voi.

Vi piacerebbe eh? e invece no, rimango a mantenere una dignitosa età  media e un discreto livello di canizie, perchè con quale altra compagine pseudo musicale si può concludere una serata produttiva come quella di ieri con una bella e tranquilla chiacchierata sulla situazione econimicosocialmondialstoricopoliticalcomplottista?
Continue reading →

1987

Non è stato mai importante quello che uno sapeva suonare, se era bravo o scarso, se sapeva leggere o meno la musica, era importante il sentimento che ci metteva o per essere più precisi il gasento. Avere anima.
Solo due cose erano fondamentali per entrare nella Banda: saper suonare l’Internazionale e Rosamunda. Questo spiega, più che le parole, l’anima della Banda o meglio le due anime; quella politica e quella nazionalpopolare (nel senso più genuino del termine).
Riuscire a coniugare questi due aspetti è stata la forza di questa formazione. Il partecipare a momenti di lotta o rivendicazione senza dimenticarsi delle proprie origini, senza espropriarsi della componente godereccia. Essere comunisti/anarchici non escludeva il momento di gioia del fare. Fare ciò che noi sapevamo fare, cioè suonare (a volte neanche quello!!!!).
Per farla breve era come se i momenti politici venissero vissuti con modalità  goderecce e i momenti goderecci con modalità  politiche.
E’ stato proprio questo binomio a farci apprezzare e a farci continuare nel tempo.
Questa concezione del porsi verso l’esterno ha generato di conseguenza l’emergere dell’aspetto più sociale.
L’esempio ne è la riscoperta di andare nei cortili a suonare. Dalla Banda si sono formate dei piccoli gruppi che hanno ripreso la vecchia abitudine che c’era a Milano di suonare nei cortili delle case popolari. Sia per raggranellare un pò di soldi, sia per continuare una tradizione ormai in declino.
Anche questo veniva vissuto come momento politico. (Tato)

Devo solo ricordarmi di non fissare appuntamenti di lavoro il martedì mattina

In effetti ieri è stata piuttosto dura.
A parte 8 e 1/2, naz pop e la napula le abbiamo suonate quasi tutte e stamane mi fanno male la gola, i denti, l’articolazione della mandibola e le labbra, e un po’ anche il gomito destro.

Poi ho le palpebre pesanti e mi scappa la pipì, ma questo non c’entra.

Ho in mente il colore del bianco degli occhi di Bortolo che era diventato piuttosto rosso, pensavo piangesse di commozione quando Androcchia ha chiuso in solitaria un pezzo, credo la cimma, ma non sono sicuro, era il numero 122 di quelli suonati ieri.

Poi davanti allo specchio ho visto riflesso il mio di bianco degli occhi ed era uguale al suo. Forse ho pianto anch’io.

Mi riprenderò giovedì all’ora di pranzo. Devo solo ricordarmi, per il futuro, di non fissare appuntamenti di lavoro il martedì mattina, e forse anche il martedì pomeriggio. Ho montato il sax alle 21,10 e tranne poche pause, l’ho tolto dalla tracolla e smontato alla una e mezza, per poi rimontarlo alle una e trentacinque e suonare gli ultimi due pezzi.

Bravi.

Buonanotte

Caramelle 2

In quel periodo la stanza di Luigi era l’unica ad essere quotidianamente piena di visite. Tanti del Torchiera lo andavano a trovare poi noi degli ottoni, il sig. Alfredo; mancavano solo gli zingari e il pirata con vascello. Insomma c’era un via vai pazzesco che per un personaggio come Zedda non so che idea si fossero fatte le infermiere. E lui fino al giorno della sua morte ha ricevuto un sacco di attenzioni.
Ezio con un po’ di gente del torchiera ad esempio, aveva fatto una cosa veramente commovente: aveva lavorato nella casa di Luigi e gliela aveva completamente rimessa in ordine proprio come Luigi voleva che fosse.
Spostato la stufa di fianco al letto, rimesso a posto la cucina, il lampadario, il quadro appeso, i gerani sul davanzale.. proprio come se Luigi fosse pronto a tornare da un momento all’altro dall’ospedale. Quel giorno
con la banda i lavori erano appena stati terminati ed Ezio gli aveva portato le foto per sapere se era soddisfatto. Non so bene cosa riusciva a vedere di quelle foto, provava a mettere e a togliere gli occhiali continuamente, in ogni caso il cervello non lo aveva perso e si rendeva conto di tutto. Ogni tanto commentava borbocchiando  con il suo modo di fare da burbero sardo “eeecco! Oh! Ohmmammammia!” “beh se non me ne vado m’ammazzano!”diceva.
Tra le tante visite quel giorno era attesa una speciale, la figlia di Zedda sarebbe arrivata dalla Germania proprio quel giorno per trovare suo padre dopo che non si vedevano da venti anni.
Quando siamo usciti in processione dalla stanza, saremo stati una quindicina di persone, i due erano stretti in un abbraccio cosmico di lacrime e urla da pelle d’oca.
La Carrà  avrebbe pagato oro per  riuscire a riprendere quell’abbraccio da carramba che sorpresa.
La sera stessa i parenti di Luigi sono venuti in Torchiera a vedere la sua casa e si sono ritrovati catapultati in una realtà  di affetti e di gente intorno a lui che non si sarebbero mai aspettati. Seguivo da lontano e un
po’ in disparte Ezio e la Chiara del Torchiera che accompagnavano la figlia di Luigi tra le varie stanze della cascina, le foto di argo, la Ford parcheggiata nell’orto e questa seconda vita del padre veramente
inimmaginabile.  Provavo un po’ a origliare. Mi ricordo una frase ” beh mi rendo conto che qui mio padre  è stato amato e rispettato, non avrei mai creduto”.
Pochi giorni dopo il vecchio Zedda è morto e nella corte del Torchiera intorno alla sua bara c’era un sacco di gente, proprio tanta. Al Musocco le vedove con in mano i fiori per la tomba del marito defunto si avvicinavano sorprese di vedere una processione enorme, una banda, delle bandiere della Sardegna e ci chiedevano: “ma di chi è il funerale?” “di Luigi Zedda” “ah pensavo fosse qualcuno di rinomanza cittadina.” “certo signora, Luigi era il sindaco del Torchiera!” “ah..”

(Elia)

 

Caramelle 1

Per me la banda è stata un’esperienza travolgente. Il modo più bello che abbia mai trovato per esprimere quello che penso, nell’unico modo in cui a volte riesco a esprimermi veramente, cioè con la musica e con la presenza, senza bisogno di parole, che non sono il mio forte. E soprattutto condividendo il tutto con altre persone. Sono entrata in banda in un periodo di totale smarrimento e da quel momento la banda è entrata nella mia vita con prepotenza, succhiandomi energie, ma dandomi in cambio la voglia di ricominciare a lottare e la voglia di dire forte la mia. Perché in questo la banda, nei suoi momenti migliori, è imbattibile.

Della mia prima prova in banda non dimenticherò mai che (guarda un po’ la sfiga) c’era assemblea. Sono rimasta esterrefatta dalle dinamiche della discussione. Ho pensato 3 giorni a quello che veramente era stato detto e mi sono fatta le paranoie, della serie: non li capisco, non li capirò mai, sono un altro mondo. Poi col tempo ho capito che la normalità  è andarsene da un’assemblea della banda con la certezza di non avere capito niente e soprattutto di avere concluso poco o niente. Il che ha i suoi lati positivi.

Continue reading →