Da Milano a Monaco

Un giorno dell´89, durante una manifestazione delle Pantere alla Statale di Milano, durante un dibattito, sento improvvisamente delle note soffrire, strangolate dal rumore, ma ancora vive e allegre.
Mi giro e vedo delle trombe, delle percussioni farsi strada tra la folla di studenti, intravedo dei visi dietro a strumenti che poi spariscono.
Mia sorella riconosce nel gruppetto uno che suona il sax, me lo indica e dice: quello é Alberto. Sono gli Ottoni a Scoppio.
Io, in quel periodo, frequentavo la scuola d´arte applicata all’industria del Castello Sforzesco, partecipavo a occupazioni e la sera suonavo il Sax con un certo Francesco Tricarico al flauto traverso, alla casa Anarchica di Via De Amicis o all’Arci Bellezza.

Ci chiamavamo Cacofonia e suonavamo cacofonate. Ci eravamo conosciuti perché io frequentavo i corsi serali di sax al conservatorio, Francesco quelli diurni e avevamo alcuni amici in comune…
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La Banda degli Ottoni, entrañable come il Che

Per il SISA, Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente, solo sindacato in Italia a riunire insieme sotto la bandiera dell’antifascismo e dell’internazionalismo studenti e insegnanti, la presenza nelle manifestazioni di Milano della Banda degli Ottoni a Scoppio è ricordo – presente, passato e futuro – di note di libertà  in giorni di pioggia e di sole, di vento e di rabbia, di gioia e di costruzione collettiva del domani.

La Banda degli Ottoni a Scoppio da sempre è stata ed è capace di contrappuntare con scoppiettanti melodie, canzoni di lotta e ritmi giocosi, l’incedere, passo dopo passo, bandiera tra bandiera, di quei milanesi che non smettono di sognare e lavorare per una società  giusta, aperta, tollerante, antirazzista, fondata sui valori della solidarietà , dell’amicizia, della condivisione del tempo e della vita, dell’eguaglianza, supremo bene troppo spesso dimenticato.
La Banda degli Ottoni a Scoppio è stata ed è da sempre anche un ammonimento per tutti noi rivoluzionari: mai dimenticare il sorriso della musica e dell’arte anche nella più conflittuali contrapposizioni e nelle lotte più dure.

Anche perché le nostre idee sono e saranno sempre più forti dell’arroganza degli arroganti e della violenza dei violenti.

Il ringraziamento che si deve alla Banda degli Ottoni è davvero grande e sincero e si coniuga con la certezza della loro costante presenza, entrañable, come quella del Che nelle parole di Carlos Puebla.

Davide Rossi,Segretario generale SISA
www.sisascuola.it

Luglio, agosto, settembre nero

Ciao, innanzitutto ringrazio la banda nel suo insieme ed i singoli componenti, uno ad uno, perchè finalmente abbiamo avuto il coraggio di affrontare un pezzo che avrebbe dovuto essere difficilissimo e che invece, affrontato con il dovuto spirito, si è rivelato abbondantemente alla nostra portata, anche se, ovviamente, ancora da perfezionare.

Io personalmente è da quando frequento la banda che avrei voluto suonare Luglio, Agosto, Settembre nero, degli Area, e adesso che l’abbiamo fatta non ha più scopo la mia presenza tra voi.

Vi piacerebbe eh? e invece no, rimango a mantenere una dignitosa età  media e un discreto livello di canizie, perchè con quale altra compagine pseudo musicale si può concludere una serata produttiva come quella di ieri con una bella e tranquilla chiacchierata sulla situazione econimicosocialmondialstoricopoliticalcomplottista?
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1987

Non è stato mai importante quello che uno sapeva suonare, se era bravo o scarso, se sapeva leggere o meno la musica, era importante il sentimento che ci metteva o per essere più precisi il gasento. Avere anima.
Solo due cose erano fondamentali per entrare nella Banda: saper suonare l’Internazionale e Rosamunda. Questo spiega, più che le parole, l’anima della Banda o meglio le due anime; quella politica e quella nazionalpopolare (nel senso più genuino del termine).
Riuscire a coniugare questi due aspetti è stata la forza di questa formazione. Il partecipare a momenti di lotta o rivendicazione senza dimenticarsi delle proprie origini, senza espropriarsi della componente godereccia. Essere comunisti/anarchici non escludeva il momento di gioia del fare. Fare ciò che noi sapevamo fare, cioè suonare (a volte neanche quello!!!!).
Per farla breve era come se i momenti politici venissero vissuti con modalità  goderecce e i momenti goderecci con modalità  politiche.
E’ stato proprio questo binomio a farci apprezzare e a farci continuare nel tempo.
Questa concezione del porsi verso l’esterno ha generato di conseguenza l’emergere dell’aspetto più sociale.
L’esempio ne è la riscoperta di andare nei cortili a suonare. Dalla Banda si sono formate dei piccoli gruppi che hanno ripreso la vecchia abitudine che c’era a Milano di suonare nei cortili delle case popolari. Sia per raggranellare un pò di soldi, sia per continuare una tradizione ormai in declino.
Anche questo veniva vissuto come momento politico. (Tato)

Devo solo ricordarmi di non fissare appuntamenti di lavoro il martedì mattina

In effetti ieri è stata piuttosto dura.
A parte 8 e 1/2, naz pop e la napula le abbiamo suonate quasi tutte e stamane mi fanno male la gola, i denti, l’articolazione della mandibola e le labbra, e un po’ anche il gomito destro.

Poi ho le palpebre pesanti e mi scappa la pipì, ma questo non c’entra.

Ho in mente il colore del bianco degli occhi di Bortolo che era diventato piuttosto rosso, pensavo piangesse di commozione quando Androcchia ha chiuso in solitaria un pezzo, credo la cimma, ma non sono sicuro, era il numero 122 di quelli suonati ieri.

Poi davanti allo specchio ho visto riflesso il mio di bianco degli occhi ed era uguale al suo. Forse ho pianto anch’io.

Mi riprenderò giovedì all’ora di pranzo. Devo solo ricordarmi, per il futuro, di non fissare appuntamenti di lavoro il martedì mattina, e forse anche il martedì pomeriggio. Ho montato il sax alle 21,10 e tranne poche pause, l’ho tolto dalla tracolla e smontato alla una e mezza, per poi rimontarlo alle una e trentacinque e suonare gli ultimi due pezzi.

Bravi.

Buonanotte

Vecchi Amanti

Titubanda e Ottoni sono vecchi amanti, anzi amanti da sempre. L’incontro risale agli albori: “Banditi a Milano”, maggio 1999, per la Titubanda la prima Sbandata, il primo incontro fra bande musicali alternative, autogestite, socialmente impegnate.
Con gli Ottoni a Scoppio, antesignani delle bande in Movimento (dal 1985), ci sono già  due sorelle più giovani, la Banda Roncati di Bologna (1992) e una Titubanda praticamente in fasce (1998). Ci accomuna la voglia di condividere valori, utopie, battaglie attraverso il linguaggio festoso della musica, strumento pacifico di protesta, di impegno civile, di coinvolgimento umano.
Sono i tempi dell’Ulivo con D’Alema presidente, della guerra in Kosovo, di quando ancora circolava la Lira. Insomma, un bel po’ di tempo fa.

Rotte le dighe, le Sbandate si susseguiranno a raffica, a Milano addirittura tre di fila, nel 1999, 2000 e 2001, e con la nascita di una nuova formazione, i Fiati Sprecati, la lotta si colorerà  di musica anche a Firenze, con i Social Forum del 2002 e 2004.

È Pino Minafra ad aprire le porte del Sud, nel 2001, con il grande raduno bandistico di Conversano, dove le nuove compagini incontreranno la tradizione delle bande municipali pugliesi. E dove conosceranno la prima sorella d’oltralpe, la teutonica Express Brass Band, che porterà  a sua volta l’entusiasmo della Sbandata a Monaco di Baviera, nel 2002.

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Caramelle 2

In quel periodo la stanza di Luigi era l’unica ad essere quotidianamente piena di visite. Tanti del Torchiera lo andavano a trovare poi noi degli ottoni, il sig. Alfredo; mancavano solo gli zingari e il pirata con vascello. Insomma c’era un via vai pazzesco che per un personaggio come Zedda non so che idea si fossero fatte le infermiere. E lui fino al giorno della sua morte ha ricevuto un sacco di attenzioni.
Ezio con un po’ di gente del torchiera ad esempio, aveva fatto una cosa veramente commovente: aveva lavorato nella casa di Luigi e gliela aveva completamente rimessa in ordine proprio come Luigi voleva che fosse.
Spostato la stufa di fianco al letto, rimesso a posto la cucina, il lampadario, il quadro appeso, i gerani sul davanzale.. proprio come se Luigi fosse pronto a tornare da un momento all’altro dall’ospedale. Quel giorno
con la banda i lavori erano appena stati terminati ed Ezio gli aveva portato le foto per sapere se era soddisfatto. Non so bene cosa riusciva a vedere di quelle foto, provava a mettere e a togliere gli occhiali continuamente, in ogni caso il cervello non lo aveva perso e si rendeva conto di tutto. Ogni tanto commentava borbocchiando  con il suo modo di fare da burbero sardo “eeecco! Oh! Ohmmammammia!” “beh se non me ne vado m’ammazzano!”diceva.
Tra le tante visite quel giorno era attesa una speciale, la figlia di Zedda sarebbe arrivata dalla Germania proprio quel giorno per trovare suo padre dopo che non si vedevano da venti anni.
Quando siamo usciti in processione dalla stanza, saremo stati una quindicina di persone, i due erano stretti in un abbraccio cosmico di lacrime e urla da pelle d’oca.
La Carrà  avrebbe pagato oro per  riuscire a riprendere quell’abbraccio da carramba che sorpresa.
La sera stessa i parenti di Luigi sono venuti in Torchiera a vedere la sua casa e si sono ritrovati catapultati in una realtà  di affetti e di gente intorno a lui che non si sarebbero mai aspettati. Seguivo da lontano e un
po’ in disparte Ezio e la Chiara del Torchiera che accompagnavano la figlia di Luigi tra le varie stanze della cascina, le foto di argo, la Ford parcheggiata nell’orto e questa seconda vita del padre veramente
inimmaginabile.  Provavo un po’ a origliare. Mi ricordo una frase ” beh mi rendo conto che qui mio padre  è stato amato e rispettato, non avrei mai creduto”.
Pochi giorni dopo il vecchio Zedda è morto e nella corte del Torchiera intorno alla sua bara c’era un sacco di gente, proprio tanta. Al Musocco le vedove con in mano i fiori per la tomba del marito defunto si avvicinavano sorprese di vedere una processione enorme, una banda, delle bandiere della Sardegna e ci chiedevano: “ma di chi è il funerale?” “di Luigi Zedda” “ah pensavo fosse qualcuno di rinomanza cittadina.” “certo signora, Luigi era il sindaco del Torchiera!” “ah..”

(Elia)

 

Presentazione della PMP su Radio Popolare

La PMP raccontata nel programma Cult di Radio Popolare, 11 marzo 2015 !

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Fai felice gli studenti della Palestra di Musica Popolare!

La PMP è una sQuola non-professionale e non-autoritaria, con accesso libero e prezzi popolari, che ha aperto in Via Sapri alla periferia nord-ovest di Milano.

Giovani e adulti del quartiere, la direzione scolastica dell’Istituto Comprensivo Statale Pareto, assieme ai musicisti dell’anarchica Banda degli Ottoni a Scoppio, sono pronti a recuperare i vostri strumenti musicali per sperimentare nuovi percorsi armonici.

La Palestra di Musica Popolare è un progetto di azioni musicali e sociali che considera la banda musicale la rappresentazione di una società  ideale e che offre ad ogni persona un proprio percorso musicale e sociale attraverso la pratica collettiva della musica.

Per garantire un accesso il più aperto possibile la Palestra ha avviato una raccolta di strumenti musicali che costituiranno il patrimonio di risorse materiali della sQuola e saranno messi gratuitamente a disposizione degli studenti.

Per informazioni, scrivi a pmp@viapareto.it

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Presentazione PMP alla scuola di via Sapri 50

pmp.yIl 16 marzo 2015 ore 21.00 grande festa di presentazione della Palestra di Musica Popolare presso l’auditorium della scuola media di via Sapri 50.
La Palestra di Musica Popolare nasce alla periferia nord-ovest di Milano, a due passi dal cimitero Maggiore e lo svincolo dell’autostrada.
Promotori dell’iniziativa un originale connubio tra due realtà  con storie che, finora, non avevano nulla in comune: la direzione scolastica dell’Istituto Comprensivo Statale Pareto e l’anarchica Banda degli Ottoni a Scoppio di Milano.

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