Un giorno in Palestina 30 marzo 2002

Betlemme010Il giorno dopo si parte alla volta di Ramallah, a Dahram c’è il primo check point. I militari sono parecchi e imbracciano le loro armi. Noi scendiamo e imbracciamo le “nostre” e andiamo alla carica sulle note di 8 e mezzo di Nino Rota. I militi sono spiazzati completamente. I più vecchi sono nervosi, tra i giovani alcuni battono il piede…
Retrocediamo di qualche metro e attacchiamo bella ciao. Anche li la conoscono. Gli italiani la cantano tutti e pure i palestinesi l’apprezzano.
Suoniamo il pezzo tirato giù la notte prima, wen a’ Ramallah. E già dalle prime note i palestinesi cantano, e si fanno forza e più cantano più si uniscono e più alto è il volume, incominciano a sbracciare e a scaldarsi loro.
Noi vediamo che i signori in verde maculato dietro ai sacchi di sabbia cominciano ad alzare i mitra. Allora pensiamo che la lotta è impari e piano piano abbassiamo il volume. Nel frattempo arrivano un bel po’ di altre camionette, blindati e quant’altro. Non c’è margine di trattativa. Risaliamo tutti sui mezzi e decidiamo di tentare la carta Betlemme.
Arriviamo, scendiamo, nuovo check point. Ma stavolta incredibilmente, intonando tu scendi dalle stelle. Certo non per quello passiamo e ci mettiamo in marcia. In città tutti ci salutano, ci strombazzano fino a quando arriviamo in piazza. Da un lato la Chiesa della natività, dall’altro la Moschea. Intoniamo l’internazionale e altri canti alla presenza del sindaco e altre autorità. L’accoglienza è fantastica i bambini giocano a fare i martiri con i mitra scarichi etc. Incontriamo anche gli altri compagni che erano nel campo profughi vicino (tra cui Beccaccio e Blicero, nonchè Luca della Titu). Il problema è decidere che fare.
Il Sindaco chiede di restare. Betlemme sa che sarà il prossimo bersaglio e avere un po di scudi umani e di solidarietà non può far che bene… Però bisogna decidere in fretta perché quando calano le tenebre da quelle parti non si è mai tranquilli. I coloni sparano anche alle ombre e pure l’esercito non scherza.
Alla fine alcuni si fermano mentre il grosso del gruppo rientra. Noi arriviamo a Gerusalemme e andiamo a un presidio di pacifisti israeliani sotto casa di Sharon. Suoniamo Klezmer e altro. I pacifisti non sono in molti e non sono molto ben visti dagli altri cittadini… Ma non ci si ferma: la sera, dopo cena, si va a suonare al Teatro Palestinese insieme a Luca Zulu dei 99Posse e Militant A degli Assalti Frontali. Giornata piena non c’è che dire…
Nel frattempo Arafat è attaccato da ogni angolo, il suo quartier generale è a brandelli, meglio a cannonate, non ha più la luce insomma è prigioniero nelle sue mura…

Il giorno dopo si decide di andare a Ramallah, in piccoli gruppi: chi se la sente, perché è davvero rischioso. La Banda decide di non andarci perché non ha senso, le nostre armi li hanno di certo la peggio…
Ci riuniamo per alcune ore in albergo davanti ai notiziari di Al jazira e CNN: la tensione è alle stelle, qui ormai è guerra vera.
Decidiamo di restare comunque all’erta pronti ad armarci di strumenti quando fosse necessario, dopodiché tutti sparsi nella città vecchia. E lì, negli splendidi vicoli della vecchia di Gerusalemme, l’atmosfera è surreale. Al confine tra Est è Ovest è un pullulare di militari: diverse divise, diversi colori, ma tutti super armati. In più le vere schegge impazzite sono i gruppetti di coloni che festeggiano, cantano, camminano e fanno la spesa sempre col mitra a tracolla… A un certo punto siamo fermi in un angolo: esercito a sinistra, esercito davanti, posti di blocco e perquisizioni ai palestinesi e gruppi di coloni armati che ci guardano con occhi allucinati: minchia, loro sì che mi fanno paura. I Palestinesi vengono anche un po’ derisi alla perquisa… saranno passati pochi minuti ma sembrava un’eternità. In 20 mq c’erano più armi che uomini. Finalmente non ricordo se Max o chi altro ha un’illuminazione e chiede a un gendarme la via per raggiugere l’Holy Sepulchre. Ci fa un cenno stizzito verso una scalinata. La prendiamo in fretta, ci troviamo in un piazzale, entriamo in una chiesa ortodossa, la attraversiamo, usciamo per un’altra scalinata e da questo dedalo usciamo fuori da quel groviglio infernale. Si mangia qualcosa e si decide di rientrare: a sera sapremo che proprio a pochi metri da dove eravamo fermi hanno ammazzato un ragazzo di 18 anni perché col walkman e le cuffiette non aveva sentito l’alt…
Onsky

Carovana in palestina 2001