Chiediamo asilo politico in massa

Compagni, dopo l’acuta analisi di Lorenzo a me non resta che parlare dei cioccolatini di Paolino o della squisita torta (la più buona che io abbia mai mangiato in vita mia) che è comparsa a un certo punto, ma chi l’ha fatta? che lo voglio sposare.

Poi, tra i più acuti e sensibili di noi, sono emerse proposte interessanti su come affrontare il drammatico (così ci sembrava prima dell’acuta analisi di Lorenzo) dopovoto.
La più gettonata proviene dall’area corsichese della banda e sarebbe la seguente, fate attenzione:
“Chiediamo asilo politico in massa par noi e le nostre famiglie alla Nuova Zelanda, che per clima e ambiente sia fisico che umano ci è sembrato il posto migliore del mondo (un amico di Giulio ha detto che è una figata).”

Andiamo al consolato (Elia era già in macchina per andare ieri sera, ma l’abbiamo fermato) che è in via Terraggio, e ci proponiamo come banda per entrare nel programma di welfare di quel fantastico paese. Non come assistiti, ma come nuova cartuccia nell’arsenale del governo di quel meraviglioso paese.
Perchè non dovrebbero mostrare entusiasmo di fronte alla prospettiva di avere un centinaio di italiani di cui una trentina che suonano, di cui una venticinquina che suonano male, che allietano quasi gratis la vita dei poveri tristi cittadini neozelandesi che a parte la vela, il rugby e un bel po’ di pecore non sanno come riempire le loro tristi e piovose giornate agli antipodi?

Se ci pensate non è male. Purtroppo l’acuta analisi di Lorenzo smorzerà un poco gli entusiasmi, ma se agiamo subito forse ce la possiamo fare.
Elia doveva occuparsi di scrivere al console una mail di presentazione, o possiamo usare quelle di Spinasc, che si capiscono anche senza bisogno di tradurle in neozelandese.

Vabbè, fatemi sapere, che prima di partire devo passare a Druogno a chiudere le bombole del gas.
Buona giornata